I Parchi Francesi
Attraversando le Alpi
Ok partiamo, un cenno di assenso da parte di tutti i componenti del gruppo, il rumore delle portiere che si chiudono ed il rombo di 6 cilindri scalpitanti, segnano l'inizio dell'avventura. D’accordo, 6 cilindri in tre vetture, ma che importa, Caterpillar, Dino e Belvetta possono vantare ben altri primati: 89 anni in tre non sono uno scherzo, come neppure uno scherzo sono i 3000 Knm. quasi tutti dì montagna, che ci attendono. Per il momento ci stiamo lasciando alle spalle Varese e trottiamo verso Novara. Abbiamo deciso di non fare autostrada, percorrendo la via che attraverso Vercelli, Casale Monferrato, Asti ed Alba, ci porterà a Cuneo per un totale di circa 300 Km. E' una mattina di giugno, c'é bel tempo ed il viaggio è piacevole.
E’ piacevole salutare la gente che più o meno meravigliata ci fa cenno lungo la strada, incrociare i grandi camion che ci salutano con un colpo di clacson, è piacevole ammirare il cambiamento del paesaggio, dalle Prealpi alle risaie del Vercellese, dalla colline del Monferrato ai primi contrafforti delle Alpi in lontananza.
Abbiamo modo di provare le nuove ricetrasmittenti, che abbiamo montato sulle Bianchine, a dire il vero il risultato non è eccezionale, pensavamo a qualcosa di più efficace, dovremo migliorare il sistema per il futuro ed accontentarci per il momento.
Quantomeno un risultato lo abbiamo raggiunto, le tre vetturette, con quell’antenna in mezzo al tetto, hanno un’aria più professionale, chi ci vede penserà senz’altro che facciamo sul serio; per non parlare degli adesivi degli sponsor sulle luccicanti carrozzerie.
Passata la città di Cuneo, proseguiamo ancora per pochi chilometri verso Sud fino a Borgo San Dalmazzo, da qui in poi entriamo in Valle Stura, l'imbocco per il Colle della Maddalena, che segna a 1996 metri di altezza lo spartiacque con la Francia.
Abbiamo previsto di raggiungere come prima tappa i Bagni di Vinadio a circa 30 Km dall’entrata della Valle.
Lasciamo quindi la strada del Passo alpino e al villaggio di Pianche giriamo a sinistra, lungo una ripida salita, che dopo 5 Km ci porta alla meta e più precisamente allo Chalet dell'Ischiator, che prende il nome da una delle imponenti cime che ci sovrastano.
Gli ultimi Km di salita sono stati particolarmente impegnativi ma le nostre Bianchine hanno superato questa prima prova con disinvoltura, arrampicandosi fino alla cima tra voragini e cascate in uno scenario particolarmente affascinante e selvaggio. Alla soglia dello Chalet ci attende il Sig. Gigi, il proprietario che ci fa parcheggiare Caterpillar, Dino e Belvetta in modo coreografico sull’ampia terrazza panoramica.
Guardando attentamente il musetto delle Bianchine noto una impercettibile smorfia di compiacimento nello stare lì, parcheggiate in bella mostra dove le altre auto non possono rimanere. Penso a Dino (la Bianchina rossa), che fino a pochi mesi fa, dopo una vita di lavoro, era stata abbandonata alle intemperie e che adesso si trova come un gioiellino tra le sue due sorelline. Si, si meritano di essere un po' viziate, in fin dei conti sono sempre state usate come vetture da carico e questa che sta per iniziare è la loro prima awentura.
Lo Chalet è molto accogliente e dalle finestre delle camerette si gode una notevole vista.
Mangiamo nell’ampio salone, forse è perchè siamo affamati e felici di essere partiti, ma è tutto squisito, a partire dall'aperitivo Pastis (a base di anice e liquirizia) per finìre con il digestivo Genepy (infuso d’erbe del luogo).
E’ mattino, dopo un’abbondante colazione, salutiamo il Sig. Gigi e via, giù per la ripida discesa che ci riporta a Pianche. Poco prima del paese notiamo sulla destra un ponte crollato, o meglio adagiato, sul torrente Ischiator, affluente dello Stura.
Il ponte sembra tagliato in due e si appoggia sul letto del fiume ma consente ugualmente di essere attraversato (dopo un’accurata perlustrazione a piedi) dalle nostre auto, nonostante la forte angolazione provochi un netto cambio di pendenza al centro dello stesso. Ma perché l'avete attraversato ci chiederete, a dire il vero di preciso non lo sappiamo, ma volevamo provare a farlo e nessuno dei tre equipaggi si é tirato indietro. In ogni modo se non lo avessimo fatto ci sarebbe rimasto il rimpianto per tutta la vita.
Il ponte ha comunque resistito ed adesso ci troviamo in una stradina in mezzo al verde; di lì a poco ecco un gregge di pecore venirci incontro e circondare le Bianchine. Veniamo così a sapere dal pastore che il ponte è crollato durante una impressionante piena nel 1957 e che così è rimasto da allora; non si può certo pretendere che venga riparato tutto in soli quarantadue anni, e poi, il ponte funziona lo stesso (almeno per il nostro scopo).
Riprendiamo a salire accompagnati da una sottile pioggerella che rende ancora più cupo il verde dei pascoli, chiazzati qua e là dal bianco dei piccoli greggi di pecore.
In lontananza qualche baita sembra sbucare fuori dalle pinete, a questa quota ancora numerose. Man mano che il passo si avvicina, percorriamo tornanti sempre più ripidi e il traffico, quasi assente, ci consente di affrontarli in pieno, sfruttando tutta la carreggiata col pedale del gas tutto giù per non perdere preziosi giri e coppia del motore.
Ormai il paesaggio si fa sempre più brullo; abbiamo lasciato le pinete giù in basso, alle nostre spalle e tutto intorno, dalle pareti delle cime più alte sgorgano cascate e cascatelle che vanno poi ad alimentare lo Stura, qui poco più di un rigagnolo.
Siamo in cima al Colle della Maddalena, Col de l'Arche per i francesi, a 1996 metri di altezza; ora ci attende una lunga e panoramica discesa che ci porterà a Barcelonnette, primo centro di un certo rilievo che incontreremo nel nostro viaggio al di là delle Alpi. Collega francese dello Stura è l’Ubayette. Un frizzante torrentello che scorre alla nostra sinistra; ad una decina di Km da Barcelonnette, l’Ubayette incontra, proveniente da destra, dal Col de Vars, L'Ubaye; nel punto dove si incrocìano anche le due strade provenienti dai passi di Larche e del Var.
Con una piccola passeggiata a piedi si può arrivare nel luogo dove i torrenti si incontrano e, durante la “Stagione delle Piogge”, come nel nostro caso, si può assistere allo spettacolo delle tumultuose acque che si fondono in un unico tiu me.
Nello scontro vince l’Ubaye che mantiene il nome e che donerà, da qui fino al lago di Serre PonÀon, agli amanti della canoa e del rafting, forti emozioni.
Vinadio
Costruita a 910 m, Vinàdio appartenne alla tribù celto-ligure degli Esturi o Tury, derivando il proprio nome dalla radice ligure Vin (significante altura), con riferimento all’altura su cui sorgeva l’antico castello medievale, di cui sono scomparsi anche gli ultimi resti, per lasciare posto alla parte superiore del forte. Il dominio angioino e il legame commerciale con la vicina Provenza hanno rafforzato la lingua d’Oc, d’origine neolatina, parlata ancora attualmente dalla popolazione di quasi tutta la valle sin verso lo sbocco in pianura, ove sfuma nel Piemonte.
Escursioni
Sui monti del territorio di Vinadio è possibile effettuare nel periodo estivo numerose escursioni di interesse faunistico, ambientale, panoramico per le cime più elevate, storico per i resti delle fortificazioni.
Consigliamo inoltre una visita a San Bernolfo, ultimo paesino della valle, caratteristico per le sue baite dai tetti di paglia, da cui si può raggiungere la Rocca di San Bernolfo con vista sui laghi di Collalunga e Barbacana.
Chalet dell'Ischiator
Lo Chalet dell'Ischiator prende il nome dalla cima che lo sovrasta.
L’ambiente caldo e accogliente propone una cucina casalinga con piatti tipici come gli agnolotti alla piemontese e l’agnellone sambucano in casseruola alla provenzale, accompagnati da ottimi vini come il Dolcetto d’Alba o dal più corposo Roero. Lo chalet offre piccole e confortevoli camerette con vista sui monti, è dotato di un ampio terrazzo panorarnico, di un forno a legna e di una palestra.